Acqua. Racconto A13 “Contest All’ultimo minuto”

All’ultimo minuto è il contest di scrittura a tempo del Garfagnana in giallo. La prima edizione ha visto numerosi autori sfidarsi partendo dall’incipit di Alice Basso. In vista della premiazione del Garfagnana in Giallo 2022, che si terrà a metà luglio, pubblichiamo i racconti per la lettura e la valutazione da parte dei lettori e dei giurati. Il bando lo potete trovare qui  www.garfagnanaingiallo.it Scadenza 15 giugno 2022

Acqua.

Non era affatto una notte buia e tempestosa. Magari lo fosse stata. Una di quelle belle nottate di tormenta, in cui il vento ulula e la pioggia sferza i vetri, e qualsiasi impresa tu intraprenda si ammanta di dramma e di pathos.

Quanto le sarebbe piaciuto, avere un po’ di supporto scenografico da parte di Madre Natura. Così, tanto per aiutare la motivazione, per rendere ancora più epico e memorabile ciò che lei era in procinto di fare.

Invece: niente. Aria ferma. Calma piatta. Nessun cenno di empatia da parte del cosmo.

Si rimboccò le maniche. Non importava che l’universo sembrasse imperturbato e indifferente: lei aveva da fare una cosa di capitale importanza. Una cosa che le avrebbe cambiato la vita.

E che diamine, se Madre Natura non voleva partecipare, avrebbe fatto da sola. Non avrebbe cambiato idea, per nulla al mondo.

Smise di piagnucolare, si spogliò, calpestò i vestiti, una, due, tre volte; li detestava, quello che andava bene sino a ieri, ora le era insopportabile alla vista, e pensare quanto le era piaciuto, in vetrina, il vestito che aveva appena tirato sul parquet.

Presto se ne sarebbe comperata degli altri, più adatti alla sua nuova vita.

Entrò in doccia. Si mise a guardare le piastrelle del box doccia, le contò, prima in verticale, poi in orizzontale. Aveva bisogno di prender tempo,  di pensare ad altro, d’immaginarsi già lontana, con un nuovo colore di capelli, un nuovo conto in banca e un nuovo ritmo cardiaco, nei parametri della normalità, quella che all’improvviso le era venuta meno.

Poche ore e vi avrebbe messo rimedio.

Quando fu certa che le piastrelle contate in verticale e quelle contate in orizzontale  davano lo stesso risultato rise, e ridendo di sé e della Ferrari rossa, aprì l’acqua.

A dispetto del tecnologico miscelatore della doccia e del suo perfetto meccanismo di bilanciamento dell’acqua fredda e dell’acqua calda, quello che  sentì arrivarle addosso non fu una pioggia di goccioline tiepide ma un violento getto d’acqua ghiacciata che la lasciò immobile da capo a piedi.

Ecco cosa sono i veri imprevisti della vita, pensò.

Con il cuore in gola,  guardò in basso, vide un paio di piedi non ancora esangui e pensò che  doveva cavarsela a tutti i costi : doveva riuscire  a muoverli, anche se si sentiva inchiodata al piatto doccia.

D’istinto, allungò il braccio verso il miscelatore a chiudere quella bocca di ghiaccio, si piegò su se stessa, a protezione degli organi interni, quelli che si nutrono del flusso sanguigno a temperatura costante, a proteggerli da quella sensazione di freddo intenso.

Un serpente, un animale a sangue freddo. Avrebbe voluto essere fredda dentro e fuori, incapace di sentire  quell’improvviso freddo e quella stilettata al cuore che ancora si faceva sentire.

Del resto, il  vigliacco, l’aveva “pugnalata” solo il giorno prima.  Dimmi tu se  uno ti deve lasciare con una videochiamata di pochi minuti; un fare da cafone, bofonchiando  banalità dietro banalità , e al “ credimi, io non ti merito”  lei si era messa a urlare.

Lui sì che era un serpente, un boa costrictor, uno che la sua la preda, se la digerisce  in tutta calma, senza fretta. La consuma lentamente, come aveva fatto lui, illudendola  per tre anni. Lui, che sino al mese scorso, le aveva promesso un viaggio ai Tropici, una settimana al caldo ad allontanare nebbie e brume chiamandola “amorino, tesoruccio”.

L’ennesimo brivido intenso le mozzò il fiato, facendola andare in apnea per alcuni istanti, per poi donarle, una volta ritrovato il respiro, la piacevole sensazione dell’inspirare ed espirare.

Ritmo, ci vuole ritmo e risolutezza nella vita, e una serata di apatica come quella andava risvegliata, uscì dalla doccia avvolta in un enorme asciugamano, determinata a  portare a termine il suo piano.

Si soffermò a studiare i lineamenti del suo volto riflessi nello specchio del bagno e un poco distorti dal vapore acqueo, giocò a guardarsi con un occhio aperto e uno chiuso, poi decise di darsi una mossa, e andò a vestirsi.

Un paio di pantaloni neri, una maglia nera, qualcosa di comodo. Adesso avrebbe iniziato a fare sul serio. Eccome se lui si darebbe ricordate di lei.

Voleva andare subito in garage ma si concesse un caffè; una cialda aroma robusto, buttando via la capsula usata, l’alluminio brillò ancora un attimo prima di sparire nel fondo del bidone. Chissà se anche la Ferrari avrebbe brillato, nella luce della sera, prima di inabissarsi.

Non le restava altro che comporre il numero di telefono.

Due squilli, come previsto.

Venti minuti, come calcolato.

Cambio di macchine, come concordato.

Duemila euro per aggiustare le cose, lei al volante della macchina del suo complice, lui al volante della Ferrari che ora esce dal garage, ruggisce nell’aria e s’infila nella nebbia sottile della sera: la Ferrari a tratti,  sembra rosa. Una bestemmia cromatica.

“Il rosso Ferrari è unico, è u-ni-co” si ripete  lei, sorniona,  mentre si aggiusta una ciocca di capelli, e forse nella sua nuova vita  con il suo muovo conto in banca prenderà in considerazione di farsi un un vestito rosso Ferrari.

Quando lei apre la porta del passeggero e il suo complice sale, tutto è finito.

Lui, preso dall’entusiasmo, con le mani ferme su quel volante, è andato su di giri, ha fatto qualche chilometro in più, non ha affogato subito la Ferrari nelle acque tranquille del laghetto artificiale che confina con l’allevamento di suini del “io non ti merito”, ma a lei, stasera queste cose non interessano.

Piuttosto, chissà se il cavallino rosso ha brillato ancora una volta alla luce della luna prima di adagiarsi sul fondo delle acque scure, vorrebbe chiederglielo, ma lui non capirebbe, mentre conta gli euro che lei gli consegna, lei guarda fuori: tutto tranquillo, calma piatta.

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