La resa dei conti. Racconto A18 “Contest All’ultimo minuto”

All’ultimo minuto è il contest di scrittura a tempo del Garfagnana in giallo. La prima edizione ha visto numerosi autori sfidarsi partendo dall’incipit di Alice Basso. In vista della premiazione del Garfagnana in Giallo 2022, che si terrà a metà luglio, pubblichiamo i racconti per la lettura e la valutazione da parte dei lettori e dei giurati. Il bando lo potete trovare qui  www.garfagnanaingiallo.it Scadenza 15 giugno 2022

La resa dei conti.

Non era affatto una notte buia e tempestosa. Magari lo fosse stata. Una di quelle belle nottate di tormenta, in cui il vento ulula e la pioggia sferza i vetri, e qualsiasi impresa tu intraprenda si ammanta di dramma e di pathos.

Quanto le sarebbe piaciuto, avere un po’ di supporto scenografico da parte di Madre Natura. Così, tanto per aiutare la motivazione, per rendere ancora più epico e memorabile ciò che lei era in procinto di fare. Invece: niente.

Aria ferma. Calma piatta. Nessun cenno di empatia da parte del cosmo. Si rimboccò le maniche. Non importava che l’universo sembrasse imperturbato e indifferente: lei aveva da fare una cosa di capitale importanza.

Una cosa che le avrebbe cambiato la vita. Il Modello Unico. Pagare le tasse non le suscitava particolare entusiasmo, ma sanciva per lei l’ingresso definitivo alla vita professionale. Più del conseguimento della laurea, della specializzazione e anche dell’apertura della partita iva. Perché quelle cose si possono fare anche senza clienti.

Se paghi le tasse invece vuol dire che sei un professionista conclamato. Eppure aveva rimandato quell’operazione fino all’ultima data disponibile, e poi oltre, forte dell’annuale proroga all’italiana.

Lo aveva fatto perché sapeva quanto sarebbe stato complicato far quadrare i conti e i documenti. «Affidati a un commercialista» le consigliava Irene, che era psicanalista come lei, e quando la vedeva esitante insisteva, «Guarda che lo sanno che c’è il non fatturato, non finirai all’inferno per questo.»

“Non sarebbe la prima volta” pensava Tullia, ma evitava di dirlo e sorrideva.

Avevano condiviso racconti, paure, vestiti, uomini e bottiglie, ma Tullia non aveva mai trovato il coraggio di spiegare a Irene perché non potevano avere uno studio insieme, o perché lei non potesse in effetti rivelare i dettagli dei suoi pazienti. Non si trattava di segreto professionale.

Ci aveva provato molte volte, fin da quando per la prima volta si era resa conto della sua stranezza. Spesso i suoi clienti erano vittima di violenze terribili. Ma anche questo non avrebbe destabilizzato l’amica.

Si era pure preparata il discorso, e siccome sapeva quanto la narrativa prevalesse sulla speculazione, si era concentrata su un esempio in particolare: Vedi Irene, questo mio ultimo paziente aveva una personalità depressiva piuttosto comune, niente di irrecuperabile.

Si è presentato al primo appuntamento e mi ha vomitato addosso tutto senza esitazione: «Non c’è più una storia senza qualcuno di noi, ma io davvero non ne capisco il senso. Prendi me, sono melmoso e intossicante, rappresento l’emergenza climatica, la natura che si deforma in una minaccia per la vita. Ma che senso ha? Non è molto più terrorizzante il riscaldamento globale di me? Una cosa che nemmeno si vede ma che minaccia ognuno di voi, un mostro che voi stessi coltivate giorno dopo giorno. La realtà delle cose è assai più mostruosa di chiunque di noi. Allora io sospetto che i mostri nelle vostre storie non siano più rappresentazioni della paura, ma maschere e specchi coi quali vi distraete dai mostri veri, confondendoli con qualcosa di più comprensibile e semplice da sconfiggere. Se solo poteste fare a meno di noi…»

Il fatto è, amica mia, che quella non era una metafora. Lui è una coscienza diffusa nei detriti purulenti delle nostre città, un mostro, come la maggior parte dei miei pazienti: vampiri bipolari, fantasmi bulimici, licantropi ansiosi.

Persone che spesso non hanno davvero nessuno con cui parlare, intrappolate in un ruolo senza possibilità di redenzione.

Puoi immaginarti quanto sia difficile riscuotere o fare una fattura. Mica posso intestarle al defunto Sig. Bowie, anche se una volta in effetti mi è capitato. Io posso aiutarli. Il modo veloce è quello di cambiare le apparenze.

È questo che faccio. Ma un licantropo non diventa un pastore tedesco solo perché io ne cambio le sembianze. Per questo è necessario un percorso terapeutico. Insieme ci accertiamo che il paziente sia pronto per quel tipo di crescita e che abbia sondato tutte le eventualità. Spesso alla fine della terapia non è nemmeno necessario l’intervento magico.

Come col mostro di melma, voleva diventare una ballerina, ma poi ha cambiato idea, è rimasto quello che è, ma adesso è più sereno.

Ora come posso registrare le monete d’oro che ha recuperato dalla carcassa di una nave affondata per pagarmi? Voleva dire tutto questo a Irene per poterci finalmente ridere su. Ma anche lei aveva i figli da accudire, il padre malato, il marito imbecille…

Glielo dico domani. Ora attraverso questa calma piatta, torno a casa e compilo il Modello Unico.

Alla fine mica è un mostro!

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